Il presente contributo si propone di indagare la nozione di verità nei sofisti, con particolare attenzione a Gorgia. Se il Trattato sul non essere sembra porre uno iato incolmabile tra discorso e verità, la Difesa di Palamede, circoscrivendo il vero all’esperienza soggettiva, ne preclude ogni possibile comunicazione ad altri attraverso il linguaggio. L’Encomio di Elena si apre invece indicando nella verità una qualità che conferisce perfezione al discorso. Ma nel cuore dell’argomentazione emerge la capacità del discorso di persuadere anche al di là del vero. In che cosa consiste, allora, la verità del discorso per Gorgia? L’importanza che il sofista attribuisce alla nozione di eikos suggerisce che la verità non debba essere ricercata in un impossibile rapporto tra linguaggio e realtà, bensì all’interno del discorso stesso, nel rigore della sua struttura argomentativa.
Language. Linguistic theory. Comparative grammar, Style. Composition. Rhetoric
L’articolo si concentra sulla rappresentazione della villa nei dintorni di Firenze in The English Patient (1992) di Michael Ondaatje, dove quattro personaggi provenienti da paesi diversi si ritrovano a convivere per un breve periodo sul finire della seconda guerra mondiale. Si tratta di uno spazio precario di riconfigurazione delle identità traumatizzate dal conflitto, splendidamente affrescato ma semidistrutto, disseminato di mine inesplose. La fragile comunità multiculturale che si raccoglie attorno al paziente inglese si disperde dopo il bombardamento di Hiroshima e Nagasaki. La dimensione storica e intertestuale si sviluppa geograficamente: lo spazio della villa si sovrappone a quello del deserto nordafricano cui è legato il passato del protagonista. L’analisi dell’edificio, che funge da luogo transitorio di cura e di guarigione, che è un paradiso, ma anche un inferno di devastazione e di morte, permette di indagare alcune questioni cruciali della contemporaneità postcoloniale e transnazionale.
Language. Linguistic theory. Comparative grammar, Style. Composition. Rhetoric
Negli ultimi vent’anni, la letteratura web si è affermata nella Repubblica popolare cinese come forma di letteratura popolare e i lunghi romanzi pubblicati e aggiornati quotidianamente dagli utenti rappresentano la principale forma di narrativa diffusa sulle piattaforme online. Servendosi degli strumenti offerti da Gérard Genette, il contributo analizza il paratesto di romanzi web pubblicati su Punto di partenza e, in particolar modo, i contenuti della sezione “in aggiunta al testo”, uno spazio che precede il romanzo dove lo scrittore pubblica notizie e informazioni di varia natura. L’analisi di tali contenuti ha permesso di mettere in luce pratiche e strategie adottate dalle figure coinvolte, confermando la centralità della comunità virtuale nei processi di produzione e fruizione di tale letteratura.
Language. Linguistic theory. Comparative grammar, Style. Composition. Rhetoric
Fin dalla sua nascita nei primi anni del XXI secolo, il social network Twitter è stato sede di interessanti sperimentazioni narrative legate in particolare alla forma breve in ambito digitale. Muovendo da una mappatura di queste pratiche di Twitteratura, inquadrabili soprattutto come microracconti, forme di riscrittura ludica o di creazione condivisa, l’articolo si concentra su tre casi di Twitter fiction – Black Box (2012) di Jennifer Egan, Evidence: Story of a Crime (2012) di Eliott Holt e Hafiz (2014) di Teju Cole –, per evidenziare come simili esempi esplicitino in varia misura sperimentazioni condotte guardando a una specificità mediale che oltrepassa il semplice vincolo della brevità. Così facendo, questi testi presentano un atteggiamento critico nei confronti del mezzo di cui si avvalgono e si configurano come emblematici di un processo di riflessione che dal semplice piano della condivisione chiama in causa uno spazio di riflessione sulle possibilità e i modi stessi della Twitter fiction.
Language. Linguistic theory. Comparative grammar, Style. Composition. Rhetoric
In questo lavoro si ripercorrono alcune possibili interpretazioni dell’ekphrasis, da quelle classiche a quelle più innovative. In primo luogo, si cerca di superare definizioni che limitano la portata delle tecniche ecfrastiche, per rivolgersi verso prospettive più ampie che inglobino funzioni finora trascurate. Per andare verso questa direzione si separano i due momenti dell’operazione ecfrastica – l’ekphrasis-come-processo e l’ekphrasis-come-testo – e si leggono in chiave dispositiva. Successivamente si approfondisce la temporalità del dispositivo testuale ecfrastico, rileggendolo come forma di integrazione della simultaneità spaziale tipica dell’immagine e della processualità consequenziale tipica del segno verbale. Infine, si osservano da vicino due realizzazioni ecfrastiche di Sanguineti – Reisebilder 14 e Cose 2 – che presentano un’articolazione temporale degna di nota, in cui visualità e verbalità si confrontano in maniera tale che se da un lato vengono sollecitati gli elementi processuali latenti nella prevalente simultaneità dell’immagine, dall’altro alcune porzioni di simultaneità caratterizzante dell’immagine vengono integrate nella prevalente processualità del testo ecfrastico.
Language. Linguistic theory. Comparative grammar, Style. Composition. Rhetoric
Recensione di Andrea Zanzotto, la natura, l’idioma. Atti del Convegno internazionale, Pieve di Soligo, Solighetto, Cison di Valmarino, 10-11-12 ottobre 2014, a cura di Francesco Carbognin, Canova Edizioni, 2019.
Review of Andrea Zanzotto, la natura, l’idioma. Atti del Convegno internazionale, Pieve di Soligo, Solighetto, Cison di Valmarino, 10-11-12 ottobre 2014, edited by Francesco Carbognin, Canova Edizioni, 2019.
Language. Linguistic theory. Comparative grammar, Style. Composition. Rhetoric
Freud paragona, in una celebre metafora, la psicoanalisi alla scultura piuttosto che alla pittura in quanto, mentre la seconda aggiunge qualcosa al fine di raffigurare, la scultura toglie qualcosa per raggiungere il medesimo risultato. È sulla stessa linea di Michelangelo, che aveva detto che il blocco di marmo sul quale lui lavorava conteneva già la statua che lui aveva in mente: si trattava solo di levare quel tanto di più che ne impediva la visione. Ciò che viene cioè mostrato, dal paziente in analisi, è destinato, come il marmo eccedente nella scultura, a coprire quanto di importante vi è pure contenuto, seppur nascosto. Lacan porta all’estremo questo concetto affermando che l’essenza della teoria psicoanalitica è un discorso senza parola. Anche la poesia, è la tesi che qui viene espressa, è un’arte che si esprime per via di levare in quanto la sua essenza è il non dicibile: come mostrano alcuni poeti, tra cui Quasimodo e Verlaine, l’impresa della poesia è sottrarre al nulla l’indicibile. Altrimenti è solo elocutio, l’arte del bel dire: ma questo, per dirla con Verlaine, non è buona avventura ma solo letteratura.
Language. Linguistic theory. Comparative grammar, Style. Composition. Rhetoric
Recensione di Le parole necessarie. Tecniche della scrittura e utopia della lettura, di Giuseppe Pontiggia, a cura di Daniela Marcheschi.
Review of Le parole necessarie. Tecniche della scrittura e utopia della lettura, by Giuseppe Pontiggia, edited by Daniela Marcheschi.
Language. Linguistic theory. Comparative grammar, Style. Composition. Rhetoric
Fuente Ovejuna, una delle opere più celebri di Lope de Vega, fu composta tra il 1612 e il 1614 ed ha rappresentato, dopo un oblio di quasi due secoli, un cardine del teatro “rivoluzionario” e non di fine 1800. La cornice storica è data dalla rivolta che nel 1476 il piccolo villaggio di Fuente Ovejuna fece contro il Comendador Fernán Gómez, feudatario che esercitava senza tregua un potere sopraffattorio, sottoponendo la popolazione a continue vessazioni economiche. Il matrimonio ostacolato tra Laurencia e Frondoso rappresenta la linea interna della storia, con il finale liberatorio noto ai più. Nel 1994 il coreografo e ballerino Antonio Gades porta nei teatri europei la sua versione dell’opera, presentando una reinterpretazione che mescola musica, canto, ballo, recitazione. Si configura un percorso di traduzione intersemiotica i cui esiti si analizzeranno in questo contributo a partire dall’analisi della trasmutazione dei diversi linguaggi dall’opera originale alla rappresentazione teatral-musicale.
Fuente Ovejuna, one of the most famous Lope de Vega’s dramas, was composed between 1612 and 1614 and represented, after a two centuries oblivion, a fulcrum of the revolutionary theatre of 1800. The historical frame is the insurrection in 1476 of the little village of Fuente Ovejuna against the Comendador Fernán Gómez, a repressive feudatory that oppressed the population with excessive duties. The thwarted wedding of Frondoso and Laurencia is the internal narration with the end known by the most. In 1994 the choreographer and dancer Antonio Gades stages in Europe his own version of the drama, mix of music, singing, dance and acting. In this article will analyze intersemiotic translation and transmutation of the different languages from the lopescian drama to the new theatrical-musical representation.
Language. Linguistic theory. Comparative grammar, Style. Composition. Rhetoric
Il presente studio mira a evidenziare le pratiche di socializzazione narrativa che si sviluppano all’interno di interazioni conversazionali spontanee tra genitori e figli. L’analisi dei processi di argomentazione messi in atto durante i dialoghi a tavola tra membri di famiglie italiane mostra il ruolo della giustificazione come modalità sociale e linguistica nel processo di socializzazione discorsiva dei bambini. Le capacità argomentative di genitori e figli vengono dunque messe in evidenza attraverso lo sviluppo di strategie discorsive costruite nel qui e ora dell’interazione verbale a tavola. Si tratta di narrazioni che si situano all’interconnessione tra sviluppo individuale e socializzazione collettiva, occasioni in cui genitori e figli “fanno famiglia”.
The present study aims at highlighting the practices of narrative socialization that emerge within everyday conversations between parents and children. The analysis of argumentative processes during dinnertime dialogs among Italian family members shows the role of the justification as linguistic and social modality in the process of children’s discursive socialization. The argumentative capacities of parents and children are highlighted through the development of discursive strategies that are created in the here-and-now of dinnertime verbal interactions. These are narratives located at the interconnection between the individual and collective socialization and occasions that allow parents and children “doing family.”
Language. Linguistic theory. Comparative grammar, Style. Composition. Rhetoric
Introduzione alla sezione che raccoglie gli atti del convegno internazionale “Effetto Canone. La forma ‘Antologia’ nella letteratura italiana contemporanea”, tenutosi presso l’Università IULM di Milano il 13 giugno 2016, in collaborazione con l’Università KU Leuven e organizzato da Paolo Giovannetti e Carmen Van den Bergh.
Language. Linguistic theory. Comparative grammar, Style. Composition. Rhetoric
L’autobiographical Self è un sistema integrato che sussume non solo gli stili cognitivi e le tradizioni culturali del contesto sociale in cui ci formiamo, bensì tipologie narrative assai eterogenee quali le autobiografie, le life narratives, le family stories, le conversazioni genitore-figlio, tutte le narrazioni finzionali cui veniamo esposti, dalla letteratura alla televisione. Per questo Occidente e Oriente differiscono. In Occidente i genitori favoriscono nei loro figli la costituzione di un Self autonomo e indipendente sollecitandoli a elaborare storie personali e a mettere in archivio una memoria individuale fatta di elementi unici e irripetibili; in Oriente l’operazione di reminiscing narrativo favorita dai genitori tende invece a infondere nei figli un forte senso di appartenenza alla comunità attraverso un socially-centered approach che fa perno sulla figura materna, attenta a mettere sempre in risalto le relazioni interpersonali e l’agire del «noi» in quanto gruppo.
The integrated system Autobiographical Self subsumes not only the formative social context’s cognitive styles and cultural traditions, but very heterogeneous narrative types such as the autobiographies, the life narratives, the family stories, the parent-child conversations, all the fictional narratives that we are exposed to, from literature to television. That’s why East and West differ. In the West, parents encourage their children to establish an autonomous and independent Self urging them to develop personal stories and to file an individual memory made up of unique and unrepeatable items; in the East the favored patents’ operation of narrative reminiscing tends instead to instill in their children a strong community sense through a socially-centered approach that focuses on the mother’s figure, careful to emphasize the interpersonal relationships and the “we” acting as a group.
Language. Linguistic theory. Comparative grammar, Style. Composition. Rhetoric
In questo studio ricostruiamo la storia di un racconto poco noto di Lev Tolstoj, Che cosa fa vivere gli uomini? (1881). In quest’opera Tolstoj volle rappresentare alcuni elementi chiave della sua nuova visione etico-religiosa maturata nel corso degli anni ’70 dell’Ottocento. Lo scrittore, inoltre, si impegnò nel distribuirla tra i ceti popolari urbani e nelle campagne e, grazie ad un’efficace opera di diffusione, l’opera fu letta da milioni di lettori popolari. Nell’articolo analizziamo da una parte le strategie narrative ed editoriali messe in gioco da Tolstoj nel suo racconto per conquistare i nuovi lettori; dall’altra, le tattiche di appropriazione, di adattamento e di trasformazione del testo tolstoiano da parte dei suoi lettori popolari.
Language. Linguistic theory. Comparative grammar, Style. Composition. Rhetoric